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Blog di Pier Paolo Soncin
23 settembre 2013
Slow Politics


Voglio essere ottimista. Quello che verrà, se verrà, sarà davvero il Congresso fondativo del PD. Il congresso dove si confronteranno finalmente non solo diversi aspiranti  leader, tutti ex qualche cosa, ma soprattutto diverse idee di Partito e in un qualche modo anche di società.
Il mio ottimismo deriva dal fatto che, nonostante la pessima figura rimediata dall'Assemblea Nazionale di sabato, ho ascoltato tre interventi di grande spessore (Civati, Cuperlo e Renzi in rigoroso ordine alfabetico) che mi hanno reso orgoglioso di appartenere ad un partito che sa esprimere questi contenuti. Questo senza dimenticare Letta, che si è caricato un peso non indifferente e che combatte ogni giorno con persone francamente ignobili tipo il Brunetta visto (per poco) ieri dalla Annunziata.
Un siffatto partito non solo si merita la mia fiducia, ma deve lavorare indefessamente per meritare quella degli italiani, perchè solo governando da soli potremo almeno provare a cambiare qualcosa in un Paese che, ho la sensazione, di cambiare ha davvero poca voglia.
Il confronto congressuale ci metterà nelle condizioni di decidere se ci piace di più il partito del leader o il partito "con" un leader. Riprendo questo slogan bersaniano perchè rappresenta bene il mio modo di vedere anche l'azione politica che ha perso quella funzione educativa che invece dovrebbe connotarla in ogni suo aspetto.
Nei giorni scorsi è morto a 93 anni un grande intellettuale e musicista, Roman Vlad. Ho trovato una sua intervista dove fa l'elogio della cultura e di come le leadership culturali (e politiche aggiungo io) debbano promuoverla. A proposito dell'Italia dice:
«La situazione è degradata è vero, ma certi valori s’impongono sempre. Il rischio da evitare è che si riformi una élite… Tutti, invece, dovrebbero far parte dell’élite...Ho conosciuto Adorno. Aveva previsto questo destino e individuato il ruolo dei media nel portare la cultura alle masse; solo che la mercificazione della cultura ha avuto l’effetto opposto: è il livello della cultura che è stato abbassato al livello delle masse e non il contrario. Invece di educare le masse ci si è conformati al loro gusto»
E quindi?
La sfida che ci attende è enorme: riportare la barra della navigazione verso un obiettivo che coniughi consenso e sviluppo. Laddove lo sviluppo non deve per forza essere un più o un meno sulla linea della crescita del Pil.
Già so che per fare questo, dirà qualcuno, le  elezioni bisogna vincerle. In politica conta prima di tutto questo. Ma poi?
Che società immaginiamo per i prossimi 20 anni? Ci immaginiamo un Paese dove si spendono risorse per produrre ancora auto? Quali progetti industriali abbiamo per i prossimi anni? Quali livelli di welfare potremo permetterci? Quale sanità? Quale scuola? Sono domande essenziali a cui rispondere in modo aperto e soprattutto da portare "fuori", da porre alle persone, alla nostra gente prima e a tutti gli altri poi. E poi ragionare tutti insieme sulle risposte, aumentare il livello di comprensione, provare a spiegare in modo semplice la complessità del mondo odierno che ci semplifica l avita ma riduce di molto le nostre possibilità di intervenire sulle scelte collettive.
I partiti di massa del secolo scorso facevano proprio questo: offrivano un modello, un'idea da seguire e consentivano a chi vi si avvicinava di condividerlo di rendere "virale" (usando un termine della rete) quell'idea  di portala e farla conoscere anche a chi non la conosceva prima.
Con l'aumentare spropositato delle informazioni a cui possiamo accedere è diminuita in modo inversamente proporzionale la nostra capacità di elaborale e di prestarvi attenzione. Oggi sappiamo più cose, ma in modo molto più superficiale di prima. Oggi andiamo velocissimi, come su un treno talmente veloce che nemmeno ci consente di goderci il panorama. Dobbiamo rallentare e dopo lo "slow food", inventare la "slow politics"
La politica, o meglio il Partito Democratico, ha in sè le risorse per ricominciare a "mandare a scuola di idee" il Paese.
Il PD deve cambiare profondamente la sua prospettiva, indicare un nuovo modello di sviluppo, culturale prima che economico, sapendo che si tratta di un obiettivo di medio termine e deve poterlo spiegare agli elettori.
Le energie e le persone ci sono. Alla dirigenza uscente (speriamo) dobbiamo chiedere con forza di farsi da parte, di smetterla di condizionare la vita del PD, sostanzialmenete rimandando ogni scelta, senza mai parlare di idee, di politica nel senso più alto del termine, troppo impegnata nei giochetti, come sabato.
E poi tocca a noi. Non a lui, a qualcun altro. Tocca a noi tutti, uno per uno, prenderci la responsabilità di raccontare dove vogliamo andare, senza aspettare un uomo della provvidenza.
Ci vorranno la voglia di fare, la responsabilità di ognuno, la costruzione di un orgoglio e l’umiltà di accettare lezioni. Per avere "un grande Paese" tra vent'anni, ma cominciando a lavorarci subito, domattina, e anche sul presto.

Buone Cose....




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14 agosto 2013
Sentenza o non sentenza?

Per interpretare l'esternazione di ieri del capo dello Stato, oggi sui giornali si utilizzano i più diversi strumenti, dai manuali di Diritto Costituzionale alla supercazzola di tognazziana memoria. Ora, visto che il Diritto non lo conosco a fondo, ma ho visto Amici Miei almeno 10 volte, provo anche io a scrivere qualcosa sul tema.

Prima di tutto invito i dotti e sapienti commentatori a mettersi nei panni di Napolitano: un vispo ottuagenario che si trova a gestire una situazione di inedita complessità, richiamato in servizio suo malgrado(con importanti responsabilità del mio Partito, ahimè) per mettere in sicurezza una nave in procinto di scontrarsi con iceberg che neanche il Titanic. Oggi abbiamo un governo che più anomalo di così non si potrebbe, con dentro una forza responsabile che prova a tenere la barra dritta di un Paese ridotto allo stremo dalla crisi e da anni di non/mal governo berlusconiano. Un Governo che tra prova  a trovare la quadra tra le intemperanze di chi vuole spaccare tutto (faccio un solo nome: Brunetta) e gli sforzi di chi ha a cuore i destini del Paese.

I dati macroeconomici che volgono se non al bello almeno al "poco nuvoloso" (lo spread sotto quota 250) e qualche tentativo di sistemare gravi questioni come IMU, IVA, crisi occupazionale, ecc,  rendono poco auspicabile una nuova crisi di governo  proprio in questo momento.

Ecco allora che il povero Napolitano è costretto ad arrampicarsi sugli specchi per non dire esplicitamente quel che tutti pensano e cioè che se uno viene condannato in via definitiva per frode fiscale (che è roba diversa dall'evasione, è bene ricordarlo) se non va in galera (non vedo a che servirebbe un B in prigione per un anno a 77 anni se non a farne un martire) sicuramente deve lasciare la vita politica in buon ordine e darsi da fare a servire pietanze ad una mensa della Caritas per un qualche tempo. Con buona pace di quei "milioni" di elettori che ancora una volta si sono fatti turlupinare da un delinquente.

I soliti dotti, medici e sapienti si chiedono poi con il piglio da inquisitori, ma il PD che fa? che dice?

Il PD, con tutte le sue contraddizioni, come al solito, cerca di fare gli interessi del Paese e sostenere con lealtà un Governo che, al momento non ha alternative. Molti esponenti del mio Partito, dal segretario Epifani in giù, hanno detto più volte che la sentenza va applicata senza fare forzature in alcuna direzione e ieri Napolitano ha semplicemente invitato il centro destra a trovarsi un altro leader (leggere oggi le dichiarazioni di Flavio Tosi).

Ai fini strateghi che fanno le solite insopportabili tirate moralistiche sui soliti giornali, consiglio la lettura di questo articolo e aggiungo qualche considerazione: oggi avere a cuore le sorti del Paese significa smetterla di essere ossessionati dal destino di un uomo che ha fatto tanti danni negli ultimi 20 anni; significa dare modo al centro destra di trovarsi un leader diverso, magari più europeista e meno propenso a delinquere, e nel frattempo lavorare per mettere in (relativa) sicurezza i fondamentali economici del Paese. Avere a cuore le sorti del Paese significa lasciare che sia Berlusconi a risolvere i suoi problemi e non offrirgli strumenti né per fare la vittima né per sfuggire alle sue enormi responsabilità.

Quanto a Napolitano, qui trovate il comunicato di ieri per parlarne almeno a ragion veduta: in esso il Capo dello Stato auspica che il Governo vada avanti e richiama le forze che lo sostengono alla responsabilità verso il Paese. E poi aggiunge, in merito alla sentenza su Berlusconi :” Di qualsiasi sentenza definitiva, e del conseguente obbligo di applicarla, non può che prendersi atto. Ciò vale dunque nel caso oggi al centro dell'attenzione pubblica come in ogni altro.” E aggiunge :” nell'esercizio della libertà di opinione e del diritto di critica, non deve mai violarsi il limite del riconoscimento del principio della divisione dei poteri e della funzione essenziale di controllo della legalità che spetta alla magistratura nella sua indipendenza. Né è accettabile che vengano ventilate forme di ritorsione ai danni del funzionamento delle istituzioni democratiche.” Infine, laddove parla della grazia lo fa solo per ricordare quali sono gli ambiti normativi che la governano.

Si può solo fare esercizio di fantasia per leggere tra le righe la presenza di "promesse". Ma le "promesse" contano quando sono esplicite. Quando un presidente dice "Se mi arriverà una richiesta di grazia, la leggerò con attenzione" non fa nessuna promessa.

Lasciamo perciò le contumelie e le sciocchezze massimaliste al leader dei pentastellati (che è maestro del genere) e proviamo a fare politica. Proviamo cioè a chiederci se davvero al PD convenga sostenere questo governo ad ogni costo, rischiando cioè di vedersi scavalcati da un PdL che continua a fare ciò che fece col Governo Monti, ossia votarne compatto ogni decisione in Parlamento e poi andare fuori a dire che faceva schifo. Faccio osservare che in questi giorni, a parte qualche letterina governativa tipo la Biancofiore, nessun ministro del PdL si è prodigato in sperticate difese del leader maximo

Io credo che il PD debba chiaramente dire che Berlusconi può pure non andare in galera, ma non può più fare politica in Parlamento , né fare il capo del governo o altro. Faccia politica dagli arresti domiciliari o dalla succitata mensa della Caritas, ma stia fuori dalle Istituzioni.

Credo che il PdL debba avere chiaro che il tempo dei ricatti è finito e che sui temi sociali si debba addivenire ad accordi che guardino agli interessi del Paese e non quelli della propaganda (vedi IMU).

Insomma si ricominci a fare politica e si lasci Berlusconi al suo destino.




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12 aprile 2013
Generazione out

Vabbè mi tocca di fare anche io il mio outing. Lo definirei un outing generazionale, o se si vuole un grido di aiuto anagrafico, una seduta di autocoscienza in età adulta.

Io  sono coetaneo di ex calciatori come Vialli, di stupende attrici come la Ferilli e la Bellucci, insomma sono nato nel 1964, ossia l’anno più prolifico del dopoguerra (siamo un po’ più di un milione in Italia, dati ultimo censimento). Io sono cresciuto nella più totale bambagia di una famiglia dove due genitori lavoratori dipendenti (mamma farmacista e papà infermiere)mi hanno consentito col loro lavoro di prendermi una laurea e ne frattempo di viaggiare un minimo, di andare ai concerti, al cinema, in discoteca e in vacanza con la fidanzatina a 16 anni.

Lo so che sembro un emulo di Carlo conti ai “migliori anni”, ma d’altra parte la generazione è un po’ quella, anche se Conti deve avere qualche anno più di me.

Insomma siamo una generazione che più fortunata non si potrebbe. O almeno io mi sento così.

Ho studiato con calma ma senza ritardi, ho trovato un lavoro (pubblico) scegliendo anche dove lavorare, ho messo su casa, fatto figli.

Insomma ho tutto il cv tipico dei baby boomers.

Poi, sempre con calma, a 40 anni ho pensato bene di mettermi a fare politica. Per passione naturalmente, perché il lavoro ce l’ho e mi piace pure.

Mi candido, faccio il consigliere comunale ,poi divento segretario del circolo del PD della mia Città e comincio a capirne qualcosa. Studio un po’, conosco una marea di  gente, impegnata, intelligente, furba, stronza…insomma l’umana varietà che popola il mondo politico della sinistra (e non solo) torinese.

Lo faccio con lo sguardo di un antropologo-epistemologo che osserva dal di fuori un mondo sicuramente affascinante e che risponde a regole precise, con un linguaggio tutto suo. Poi smessi i panni dell’osservatore snob comincio a “mischiarmi”, scendo in pista (chè in campo c’è troppa gente) e comincio a parlare, a lavorare. In una parola: partecipo.

Così prima il sostegno a Franceschini, poi faccio le campagne per le provinciali, le regionali, le primarie, le nuove amministrative con le relative primarie. Poi le primarie tra Bersani e Renzi, fino alla scelta dei parlamentari ed alle ultime controverse elezioni politiche.

Vengo al dunque: non ce n’è uno della mia età nei posti che conta. Insomma: Obama è del ’61, Cameron  mi pare del ’66, Zapatero era più o meno come Obama. Insomma: i “born in the sixties” al potere.

E da noi? Dove sono i miei coetanei? Quali ruoli di potere ricoprono? Io leggo abbastanza giornali, più di qualche libro e uso talvolta persino la rete…ma non ne trovo.

Ci sono uomini e donne di spettacolo, imprenditori (non di quelli che vanno ai talk show), sicuramente valenti intellettuali e scrittori che sono nati negli anni ’60.

Ma politici? Quelli di prima linea? Quelli che ti ci riconosci e dici “ecco quello potrei essere io se solo avessi cominciato 20 anni prima”. Così a memoria non me ne viene in mente neanche uno.

Intendiamoci: ne conosco decine di grande valore, umano, politico ed intellettuale. Ma sono tutti delle seconde terze o quarte file. Che in politica vuol dire giocare quasi in serie A, ma non certo andare ai mondiali.

Adesso è successo il finimondo: stormi di 20enni volenterosi e di 30enni affamati di lavoro si sono gettati sul pasto della politica e noi, o meglio a quelli della mia età, non sono rimaste nemmeno le briciole.

Abbiamo davanti a noi capi di 60 anni ( che sono cresciuti col mito dell’immaginazione al potere ma che poi quando ci sono arrivati ne hanno azzeccate davvero poche) e dietro di noi i 35enni di ottime speranze (che hanno visioni liquide e moderniste che ci sono per lo meno estranee).

Insomma, come dicono a Torino, nessuna gloria…e se sei uno che fa politica da sempre, hai studiato, ti sei fatto il mazzo, magari trascurato pure la tua vita privata (non parlo di me!) perché prima o poi sarebbe toccato  a te, oggi ti trovi con un pugno di mosche in mano.

Oggi se hai 45 anni fai politica e vorresti provare a dire la tua, sei trattato alla stregua degli Iloti, emarginato dagli schizzi fango lanciati da uno scriteriato 60enne aizzato dai suoi coetanei che ne hanno combinate di ogni fatta, compreso pagarsi i gratta e vinci coi soldi pubblici.

E allora? Allora, oltre a recriminare sul fatto che abbiamo avuto troppo, non abbiamo dovuto lottare per conquistare il benessere, che abbiamo trovato facilmente lavoro, ecc..ecc..perchè non provare ad alzare la manina e dire “scusate ci sono anche io e vorrei dire la mia?”

Due cazzo di argomenti gli avremo anche noi. O no?




permalink | inviato da pierpaolosoncin il 12/4/2013 alle 12:57 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa
28 febbraio 2013
I superpoteri logorano chi non li ha (o pensa di averli)..dell'Università e dintorni

C’è un che di patetico in chi da anni spera, inutilmente, che su Grugliasco cada un meteorite (metaforico) che faccia così tante vittime (metaforiche) da giustificare l’arrivo di un messia, di un guru, di un salvatore, di un casaleggio ad alta velocità qualunque.

E allora scrive sul suo fogliaccio digital-solitario di tossine sparpagliate, insipienza, marginali, lavoro buttato via, corte, minchiate, piccola testa, clienti, nullafacente, pagliaccio, presunzione, cortigiani, cervello spento, coglioni, politichetta..

Tiriamo il fiato e contiamo  18 pacati giudizi distribuiti ,con grande equilibrio, tra il sindaco attuale e quello precedente, sul tema Università.

Se si escludono le righe dedicate a se stesso ed alle proprie mirabolanti imprese,  in ciascuna delle altre troviamo una sentenza,  così rapidamente enunciata  che lo stesso  Minosse avrebbe avuto problemi a stare dietro con i famosi colpi  della coda.

Ancora una volta va usata una sana opera di comprensione: se ci fosse lui a guidare le incerte masse, l'università avrebbe oggi laureato a Grugliasco i primi studenti. E naturalmente  Lehman  Brothers  sarebbe viva e vegeta , lo spread sarebbe di 800 punti ma a favore dei BTP  e l'ILVA emetterebbe solo vapore acqueo.

Avrebbe solo bisogno della sua dose quotidiana di kriptonite.

Anche io sono responsabile di questa inettitudine e, l’attuale sindaco mi perdonerà, ma mi sarei aspettato un suo intervento prima della dichiarazione dei candidati rettori,non dopo, quando sono capaci tutti.

Lui, il super ex-ex-ex, già-già-già-ora-non-più,  avrebbe con l'ultraudito anticipato le meditate affermazioni, con la vista laser bruciato i fogli dei discorsi e con l'ultra velocità, nominato se stesso rettore.

Poi però avrebbe sospeso la nuova università perchè ,come si vede bene dal suo testo, non si ricordava assolutamente più a cosa dovesse servire.

 

E vabbè..





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7 febbraio 2013
Le leggende dei grilli parlanti

A Grugliasco non mancano i grilli, di nessun tipo. Ci sono quelli che rumoreggiano nei campi in estate, quelli che onestamente, un po’ rumorosamente ma simpaticamente sventolano cartelli in Consiglio Comunale e poi ci sono i grilli parlanti. Questa ultima è la varietà più interessante, un vero e proprio fenomeno sociologico meritevole di grande attenzione. Il Grillo parlante è un sedicente “esperto”  osservatore della realtà, che esibisce totale conoscenza delle umane cose e dall’alto della sua immensa sapienza elargisce suggerimenti non richiesti e pronuncia sentenze di condanna senza appello.


Naturalmente, a questa interessante varietà di grillo, manca totalmente la capacità di autoanalisi e men che meno quella di assunzione di responsabilità. Sicché quando uno delle sue previsioni non si avvera, quando uno dei suoi infallibili consigli si palesa per quello che è, ossia una stupidaggine, è colpa di qualcun altro oppure del destino, notoriamente cinico, baro ed in genere iscritto al PD.

Questo grillo non va mai in letargo: egli è un infaticabile oratore e scrittore e in certi periodi dell’anno la sua attività si eccita fino al parossismo, dispensando parole di verità a ciclo continuo.Durante le campagne elettorali, questa varietà di grilli si scatena e in questa campagna elettorale sono soprattutto i grilli di sinistra dura e pura a pronunciare i più accorati appelli.

Un osservatore disattento potrebbe supporre che gli strali di tali valenti opinionisti si concentrino sulle immonde stupidaggini che ci propina l’incantatore incartapecorito di Arcore. Non è così. I grilli parlanti proprio non lo considerano il berlusca, o al massimo lo trattano con sufficienza. Essi concentrano la loro attenzione sul più grande di tutti i pericoli per la democrazia: il Partito Democratico.

Ad esso vanno attribuite tutte le colpe, comprese l’influenza suina e il vino che sa di tappo.

Il PD non è mai abbastanza di sinistra, ha la responsabilità di aver creato e mantenuto in vita la maggioranza degli italiani che non lo votano, ma, soprattutto NON SI ALLEA CON CHI DOVREBBE!!!
Già, perché un partito “…deve innanzitutto essere capace di negoziare con tutti i possibili alleati le condizioni migliori per realizzare il programma voluto…” e poco importa se questi sono gli stessi che lo hanno fregato le due volte che è stato al governo. Bisogna contrattare con loro, Rivoluzioni che di rivoluzionario non hanno nulla e Movimenti che (Parma docet) non muovono nulla,

Son dei furbastri questi grilli. Perché in fondo a loro piace un casino stare all’opposizione a criticare chi governa (o,nel caso del PD, vorrebbe farlo) facendo cose diverse da quelle consigliate.

Perché se si volesse evitare a tutti i costi che il PD faccia accordi con Monti basterebbe votarlo o al massimo votare per SEL, soprattutto al Senato, spostando così l’asse della coalizione a sinistra.

Ma questo non piace ai grilli parlanti. Vedi mai che poi gli tocchi d vedere l’odiato Bersani fare bene..





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5 febbraio 2013
La sinistra dei salotti occupati

Giuro che è l’ ultima volta che scrivo dell’homo arcoriensis e solo per qualche riga.  Il fatto è che le spara talmente grosse che non solo ci si domanda come gli elettori possano credergli, ma soprattutto vien da pensare che da buon venditore stia cercando di intercettare i suoi potenziali elettori offrendo a ciascuno di loro un prodotto ad hoc. Una battuta su Mussolini per i nostalgici (e ce ne sono, ahinoi), una sul condono per i refrattari alle regole (e ce ne sono molti di più), e via così di sciocchezza in sciocchezza, con la consapevolezza di cogliere l’attenzione dei media e degli interessati. E tu hai voglia a spiegare che restituire l’IMU a tutti è una stupidaggine che metterebbe in ginocchio gli enti locali e che sarebbe meglio farlo solo per i redditi più alti, che le tasse si possono ridurre ma un poco alla volta e seguendo l’andamento dell’economia e via snocciolando dati con serietà e competenza. Chi ti ascolta? Hai voglia ad organizzare incontri con i cittadini, intere giornate a dare volantini al mercato, seminari dove si spiegano le idee del PD. Hai voglia ad invitare i candidati che in queste settimane hanno le agende più piene di quella di Obama.

Troverai sempre qualche astuto comunicatore o intelligente politologo che, ascoltando l’ennesima minchiata diffusa via etere dall’incantatore brianzolo, ti dirà che “lui si che ci sa fare”, “ma perché non trovate anche voi qualche slogan”, “avete tutto da imparare”, ecc. ecc.

Ieri sera ho ascoltato Matteo Renzi e qualche sera prima avevo ascoltato Bersani. L’altro pomeriggio l’ho passato con Cesare Damiano. Giovedì scorso il nostro circolo ha organizzato un incontro con Ignazio Marino. Sono persone serie, che parlano con cognizione, sciorinano dati e soprattutto non raccontano balle. Persone che sanno che prima di tutto ci vuole lavoro e che per avere lavoro bisogna sburocratizzare il Paese (Renzi), ridare capacità di spesa alle famiglie riducendo le tasse per i redditi più bassi (Bersani) e rinnovare i contratti che aspettano da anni (Damiano). Qualche giorno fa invece avevo sentito Ignazio Marino dire che si risparmierebbe un miliardo di euro solo evitando di ricoverare la gente in ospedale per gli interventi programmati, due giorni prima del tempo (media nazionale). Ne volete altre? Posso anche dirvi di sabato, quando Davide Mattiello, candidato alla Camera in Piemonte 1, ci ha detto quanto dà soddisfazione tirare su la serranda di un bar sequestrato all’ndrangheta a Torino e quanto ci costano ogni anno la corruzione e la burocrazia che serve a mantenerla.

Così quando leggo Travaglio che ci accusa di rimanere chiusi nei nostri salotti (il mio è perennemente occupato da tre adolescenti che fanno i compiti, leggono o guardano la tv) e di non parlare con le persone, un po’mi girano.

Ah..dimenticavo..le bubbole del nano, la sua “proposta shock”, ci costerebbero probabilmente non meno di 60 miliardi di tasse in più sul lavoro, la proroga del blocco dei salari nel pubblico impiego e la rinuncia a nuovi investimenti. Sarebbe uno shock tombale, come il nuovo condono annunciato, un vero e proprio inno all’evasione. Inoltre le coperture proposte sono risibili. Il finanziamento pubblico ai partiti vale 400 milioni, lo 0,6 per cento di quanto sarebbe necessario. L’accordo con la Svizzera è pieno di insidie e non è affatto detto che porti a entrate aggiuntive, almeno nei tempi che sarebbero richiesti per la “proposta shock”. E’ in ogni caso un condono, come quello tombale proposto successivamente da Berlusconi. I condoni non sono coperture, ma scoperture: al massimo portano un’entrata una tantum (tutti i condoni varati da Berlusconi e Tremonti dal 2001 al 2004 non avrebbero comunque fruttato più di 20 miliardi secondo la Corte dei Conti), riducendo entrate future perchè stimolano l’evasione. Dato che il taglio di IMU e Irap è strutturale, i condoni sono scoperture più che coperture.

Queste cose io le dico ogni volta che posso e non alle mie figlie che fanno i compiti in salotto. Se qualcuno conosce Travaglio glielo faccia sapere, per gentilezza.




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21 gennaio 2013
Salviamo il mondo o ci accontentiamo del Porporati?

Oggi mi sento davvero buono e allora invito tutti a essere comprensivi. Leggo su un “seguitissimo” blog di un esponente politico cittadino le cose terribili che la nostra Amministrazione sta facendo nel polmone verde della città. Sono costernato che un tale scempio si compia sotto i nostri corresponsabili occhi.

Poi però penso anche che sia necessario tener nel giusto conto le caratteristiche dell’autore del “pezzo”.

Mi metto nei panni del “fustigatore urticante” e capisco che non è facile tirare avanti senza particolari riconoscimenti, se non quelli dei vicini di banco consigliare, avendo la certezza di possedere qualità superiori.

Sentendosi depositario esclusivo di valori autoattribuiti  come onestà, trasparenza, spirito critico, superiorità d'animo, competenze disseminate, capacità di rinnovamento, ambientalismo, solidarietà, carisma, ampiezza dello sguardo, probabilmente anche visioni profetiche, preveggenza  e immortalità, il nostro fustigatore si trova a dover fare i conti con questioni per lui minimali. Pensate a un uomo a cui il destino ha attribuito doti sufficienti a promuovere il progresso dell'intera umanità nel rispetto del pianeta, costretto ad occuparsi de Le Serre e del Porporati.

Bisogna convenire che non è una situazione facile.

E' come se a Lincoln (per citarne uno di attualità) il destino avesse riservato un ruolo di vice-segretario della sezione repubblicana della periferia di Baltimora.

Un po' di comprensione per gli afflitti dunque.

 

P.S.

Il fustigatore è talmente nervoso che neanche riesce a leggere i cartelli, laddove gli stessi parlano del primo lotto consegnato con un mese di anticipo rispetto al crono-programma.

I cittadini "normali" fanno i complimenti per i lavori e le statue sono conservare in magazzino in attesa di essere rimesse nel parco, come da progetto e lo stesso dovrebbe esserne al corrente visto che ha anche fatto un'interrogazione sul tema. Il che dimostra che le interrogazioni le fanno così tanto per farle, come i bambini che fanno le domande e si disinteressano della risposta, chè l’unico motivo è essere al centro dell’attenzione di mamma e papà.

Alla fine dei lavori potremo organizzare una bella corsa nel Parco..




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12 dicembre 2012
Ecologisti anonimi...il ritorno
    Il solito simpatico ecologista/alcolista continua anonimamente ad occuparsi del sottoscritto. Sono lusingato e per nulla infastidito dal suo ravanare tra quel che dico e scrivo online. Mi piacerebbe vederlo al lavoro col merito delle questioni amministrative e politiche di cui mi occupo, ma tant'è..uno che non si firma e per giunta usa uno pseudonimo da eroe di un libro di fantascienza distopica è comprensibile abbia poca consuetudine a considerare le questioni reali.
Sicchè il prode, immaginandosi membro della sovversiva "confraternita degli ecologisti anonimi", combatte la sua moralizzatrice battaglia quotidiana spendendo il suo tempo (ne deve avere molto libero) andando alla ricerca di virgolette e fattucci che poi propone al folto (?) pubblico dei suoi lettori. Così, dopo un paziente lavoro di archeologia sul campo, scova il mio vecchio sito Internet, che io non aggiorno da almeno 4 o 5 anni, avendo nel frattempo preferito utilizzare questo blog e poi Facebook. Faccio ammenda e ammetto la mia colpa, ma mi permetto anche di far osservare che il link che porta all'home page della piattaforma di blog "Il Cannocchiale" è anch'esso vetusto e così anzichè portare al mio blog fa apparire l'elenco degli ultimi post pubblicati dai vari blogger ospitati dalla piattaforma stessa.
Non mi resta quindi che ringraziare il prode eroe orwelliano per l'indispensabile segnalazione e nel congratularmi per il suo fiuto lo invito a continuare nella sua infaticabile ricerca segnalandomi eventuali altre virgole fuori posto.



permalink | inviato da pierpaolosoncin il 12/12/2012 alle 14:3 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa
11 dicembre 2012
Ecologisti anonimi..come gli alcoolisti?
ECOLOGISTI ANONIMI...PRORIO COME GLI ALCOLISTI...SIC
“Houston abbiamo un problema, anzi più di uno!” sarebbe un’efficace parafrasi per evidenziare il bizzarro utilizzo del web da parte di...ehm di chi? Non si sa! Già, perché gli ecologisti
oltre ad usare l'anonimato, sono pure un po' mitomani! Un giorno, su Facebook, abbiamo inutilmente provato a spiegare loro la differenza tra un profilo privato ed una pagina fan, ma i nostri mitomani eroi, paragonandosi a Gramsci, rispondono che loro hanno bisogno di poter restare anonimi per paura di ripercussioni! Sic! Quando poi non si paragonano a Gramsci, si fanno chiamare Winston Smith, come l'impiegato del Ministero delle Verità di orwelliana memoria. Chissà magari in futuro inizieranno a firmare gli articoli come Obama, Ghandi, Padre Pio o Gesù!
E’preferibile non entrare nel merito della vicenda, poiché non vi è alcuna possibilità di instillare un barlume di sapienza in menti così intrise da una personalità borderline. Non si può, però, sorvolare sull’inquietante deficit di maturità informatica/tecnologica evidenziatosi anche questa volta nella vulgata dell'ignoto, perseguitato, personaggio orwelliano. Si, perché ora che hanno imparato il termine "smart", loro ed in particolare il loro burattinaio, lo utilizzano quasi come fosse un offesa e lo dicono mentre annaspano nelle acque melmose di un passato che non ritornerà non sapendo invece che Smart è il futuro.
Così il prode Winston pubblica il tuo solito Post da BULLETTO con l'insana speranza che gonfiando il petto, qualcuno si spaventi. Invece l'unica cosa che spaventa è la sua insipienza informatica!
Guardate così cosa è riuscito a fare: un post che linka ad un altro post dal titolo emblematico: QUI, il primo dei famosi 3 paperi, personaggio a quella coalizione assai noto ed amato, viste le loro frequentazioni di Topolinia. Ebbene, cosa c'è nel post QUI? Un altro link, anch'esso chiamato QUI che punta ad un file word che contiene ben 6 screenshot di Google Chrome contenenti dialoghi e conversazioni avvenuti su FB.
Per carità, nessuno pretende la gestione accademica di un blog, però dall'impiegato del Ministero della Verità, quindi da un dipendente pubblico pagato con i nostri soldi e che però si guarda bene dal lavorare, ci si aspetterebbe almeno la conoscenza elementare dell'informatica, anche se il suo problema principale, non è tanto la sua ignoranza informatica ma la sua confusione mentale. Perché i diversi livelli utilizzati per poi condividere un'immagine denotano proprio quello: un modo di pensare e dunque agire contorto, confuso.
Dicevamo che non saremmo entrati nel merito della questione e non lo faremo, però ci piace spiegare all'impiegato pubblico che se nel sito del PD non ci sono firme, è perché il PD è un partito, con un segretario democraticamente eletto, con una segreteria, una direzione e dei tesserati! Mentre il partito/movimento a cui fa riferimento il dipendente pubblico no! Se volete farvi una vaga idea di cosa stiamo parlando, vi consiglio la lettura di questo breve post!
http://isegretidellacasta.blogspot.it/2012/01/la-casta-dei-verdi-ridotti-allo-01-ma.html



permalink | inviato da pierpaolosoncin il 11/12/2012 alle 19:45 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa
4 marzo 2012
Quando la campana suona anche per me
Non sono particolarmente triste per la morte di Lucio Dalla. Certo non quanto lo sono stato nel 2010 per la morte di mio padre. Il fatto è che c’è una certa relazione tra i due.

Il primo concerto in assoluto a cui assistetti, fu quello del 26 Giugno 1979 in quello che allora si chiamava “Stadio Comunale”. Avevo 15 anni. E  siccome nessun amico voleva venire con me alla fine mio papà mi accompagnò. Il biglietto costava 3000 lire (mi pare).

Mi ricordo ancora quando, qualche tempo prima, il mio amico Maurizio si era presentato soddisfatto a casa mia tenendo  tra le mani la sua copia del nuovo disco di Dalla: un vinile con la copertina marrone che conteneva  9 straordinarie canzoni. Ricordo ancora il suo sorriso soddisfatto e anche le mie mani che poggiano il vinile sul Thorens a cinghia TD 126 che avevo appena ricevuto in regalo.

Anna e Marco che si amavano, l’anno che poteva arrivare senza problemi, la Milano da bere che ara ancora quella di Gaber, il tango che era ancora un ballo sensuale, la luna che illuminava le povertà dell’uomo, l’amore cantato come una stella di mare…

E così quella sera me ne stavo seduto sul prato del comunale, vicino amio padre, a respirare il fumo degli spinelli e ad ascoltare il sax di Lucio e lavoce trascinata di Francesco.

Io non ho conosciuto Lucio Dalla. Non so se fosse un uomo buono o no.Ma non mi importa..

La sua musica mi ha fatto sognare e desiderare l’amore e sperare in unfuturo più “umano”.

Oggi lo piango, ma non lo rimpiango. Ho 10 cd e 8 dischi di vinile con il suo nome sopra. Lo ascolto e lo canto a casa e al chiuso della mia auto.

E non posso che ringraziarlo per avere scritto delle splendide canzoni.

E per avermi consentito di passare due ore con mio padre, seduto sull’ erba ad ascoltare della bella musica.

 

La mia musica 




permalink | inviato da pierpaolosoncin il 4/3/2012 alle 15:42 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa
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